Visualizzazione post con etichetta Cucchiaio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cucchiaio. Mostra tutti i post

DAL CUCCHIAIO ALLA CITTA'



Beh, mi sono sentita tirata in causa. 
Non potevo proprio esimermi dal segnalare queste spiritosissime posate "dal cucchiaio alla città" di Paradisi Artificiali!
FROM SPOON TO CITY

Well, I felt brought up.
I just could not fail to report the hilarious "from spoon to city" flatware designd by Paradisi Artificiali!


The Versatile Blogger of the Year!

E così, questo strambo blog che unisce cucina ed architettura trova finalmente una sua identità. Sarà l'ennesimo food blog? O un luogo in cui i colori nel piatto richiamano quelli delle passeggiate in città? Una pagina di recensioni di libri, infrastrutture verdi, inaspettati mercati contadini? Non riuscivo a catalogarlo perché, semplicemente: non rientra in nessuna precisa categoria! Per questo ringrazio il blog "Cibo Architettura" di Barbara per avermi nominata al premio di Versatile Blogger Award.


Dovendo seguire delle precise regole di partecipazione dovrò tediarvi con l'ormai troppo abusato MeMe ed elencare sette cose che mi descrivono.
Sette. Troppe! O troppo poche? Come ci insegna Pirandello ognuno di noi è al tempo stesso uno, nessuno o centomila. Le molte personalità di cui disponiamo e nei cui panni entriamo a seconda delle diverse occasioni possono essere anche molto diverse tra loro.
Provo a descrivermi raccogliendo pezzetti di me in ordine sparso e un po' di cose che amo:
- le foglie autunnali che crepitano sotto le ruote della bicicletta;
- le parole onomatopeiche e quelle desuete pronunciate con semplicità;
- gli ambienti accoglienti pieni di luce, colori morbidi, legno, piante e belle stoffe;
- il profumo di spezie in posti inaspettati;
- tutte le gradazioni di colore del mare, con particolare attrazione per il turchese;
- la frutta colorata, specialmente se colta dall'albero;
- gli orecchini, che possiedo di ogni forma e colore in quantità sproporzionate rispetto al numero delle mie orecchie (che sono solo due, per chi si fosse spaventato).
Ecco fatto: un po' di questo sono sono io.

Un po', invece, lo cerco in questi blog che mi piacciono (regole di partecipazione: elencarne 15 tra quelli che seguo o tra quelli scoperti di recente).
- Tippitappi, brava illustratrice e cuoca vegana. Il primo blog che ho scoperto, e letto d'un fiato da cima a fondo;
- Cristina, violista, ostetrica, amante del cibo e creativa in ogni campo. La mia sincera amica di sempre, fuggita lontano ma tanto vicina;
- Alex, che con le sue belle fotografie allieta spesso giornate uggiose;
- Griottes, che mi trascina in un mondo fatato ogni volta che vado a visitarla;
- Cat, archiniere (o giardinetto) che cucina in giardino e passeggia su sentieri golosi fatti di fiori e verdure.
Ecco, questo è quanto.
Lo so: anche chi non sa contare si sarà accorto che siamo ben lontani dal 15 richiesto. In futuro ci saranno aggiornamenti!

So this wacky blog that combines kitchen and architecture finally finds its own identity. Is it another food blog? Or a place where course's colors are inspired by the ones met during city strolls? A page of reviews: books, green infrastructures, unexpected farmers markets? I couldn't catalog it simply because it didn't fit into any specific category! For that I thank Barbara's blog "Cibo Architettura" that nominated me for the Versatile Blogger Award.
Having to follow participation rules I will have to bore you with the now overused MeMe and list seven things that describe me.
Seven . Too many! Or few? As Pirandello taught each of us is at the same time one, none or one hundred thousand. The many personalities we have and in whose shoes we enter depending on different occasions can be also very different between them.
I'll try to describe myself picking up pieces of me in no particular order and gathering together some things I love:
- autumn leaves crackling under my bicycle wheels;
- onomatopoeic words and antiquated ones spoken with simplicity;
- cozy places full of light, soft colors, wood, plants and nice textiles;
- the scent of spices in unexpected places;
- all shades of sea colors with a particular attraction for turquoise;
- colorful fruits, especially if picked directly from the tree;
- earrings. I have earrings of every shape and color, in disproportionate amount compared to the number of ears I have (which are only two, for those who got scared).
That's it. Some of this is me.

Some other is in these blogs I like (participation rules: enumerate 15 among those I follow or recently discovered).
- Tippitappi, good illustrator and vegan cook. The first blog I discovered and read from top to bottom;
- Cristina,  violist, midwife, food lover and creative in every field. My sincere friend of all time, fled far away but so close;
- Alex, who with her beautiful photos often cheers up gloomy days;
- Griottes, that drags me into a fairy world every time I visit;
- Cat, archiner (or gardenect) that cooks in the garden.
That's all folks.
I know, even those who can't count will have noticed that I'm far from the required 15. Updates in the future!

Delirious New York, Delirious Manhattan

Eccomi qua a presentarvi un libro che sto leggendo divertita, un saggio scorrevole e piacevole, diviso  in paragrafi brevi e coinvolgenti.
Pubblicato nel '78, si tratta di un manifesto retroattivo proiettato, anziché in un futuro prossimo, nelle origini utopiche di una realtà urbana prototipale con impostazione a Griglia: un delirio al quadrato, moltiplicato con "elevazione al cubo (o al parallelepipedo: il Grattacielo)".
Descrivendo la scalata verso il cielo della città e la sua moltiplicazione all'infinito all'interno di una "Cultura della congestione", Koolhaas analizza alcuni edifici Newyorkesi significativi partendo dalla psicologia di chi li ha progettati: luoghi ancora più incredibili in quanto reali, descritti con uno stile semplice ed immediato vi lasceranno a bocca aperta.
Già che ci siete, rimanete con la bocca aperta e gustatevi il libro con un Delirious Manhattan: un cocktail alcolico, solido!

DELIRIOUS MANHATTAN

Ingredienti:
1 parte di Vermouth Dolce
3 parti di Whiskey
1 goccia di Angostura
agar agar


Procedimento:
mescolate gli ingredienti (10 g di agar agar per 500 ml di liquido) in un pentolino e scaldate a fiamma bassissima finché la temperatura non raggiunge quasi il bollore. Fate attenzione che non bolla, altrimenti il vostro cocktail diventerà analcolico! Fate intiepidire poi versatelo in uno stampo rettangolare che riporrete in frigo per due-tre ore. Trascorso questo tempo sformate il vostro drink solido e costruite la vostra (delirante) città, tagliando con un coltello affilato la mattonella. Buon divertimento!

Il pieno di verde, grazie!

Ovvero: l'energia necessaria ad affrontare la giornata.
Vitamine, sali minerali, colore. 
Ingredienti (per 2 persone):
2 kiwi maturi
1 banana matura
zucchero o dolcificante a piacere

Procedimento:
Armatevi di un frullatore (o di un minipimer, se maciullare la frutta al mattino con questo attrezzo vi rende sadicamente felici) ed azionatelo finché non avrete ottenuto un composto verde brillante, da bere subito, se volete con la cannuccia (che fa tanto vacanza, anche se è pieno inverno e state per affrontare la nebbia fredda di un mattino lavorativo). Pronti? Attenti: via! La giornata può iniziare!

A proposito di verde (che è sempre preferibile utilizzare, come in questo caso, quale carburante del pedibus piuttosto che per autovetture) vi lascio con un progetto delizioso del gruppo di designer londinesi Another Studio: qui potete vederne un video. A me è piaciuto tantissimo, voi che ne pensate?

BARBIE PATE'

Ed ecco che la mia ricerca sul colore si arricchisce di una stucchevole colorazione rosa, che però niente ha a che vedere con i dolci!
L'idea mi è venuta incontrando una mezza barbabietola che mi guardava tristemente dai fondali del frigo, ultimamente non molto rifornito. Il caso vuole che lì accanto ci fosse una miniporzione di Robiola, comprata chissà per quale occasione (probabilmente per fare palline speziate, progetto rimandato talmente a lungo che mi sono dimenticata come volevo farle) e molto vicina alla sua scadenza. Ecco come è nato questo strano paté salato, adatto ad essere spalmato su crostini di pane o a farcire barchette di pasta brisée. Gli adulti ne saranno probabilmente intimoriti, le bambine - se non fanno parte, come facevo io, di quella grama percentuale che detesta il rosa - lo adoreranno.

Ingredienti:
75 g di formaggio fresco spalmabile, tipo Robiola
barbabietola, lessata con la buccia e spellata
pepe rosa, per guarnire

Procedimento:
Frullate o schiacciate con una forchetta la barbabietola ed aggiungetene un po' alla Robiola. Iniziate aggiungendone la punta di un cucchiaino e amalgamate bene con una forchetta; più barbabietola aggiungerete, più violetto diventerà il vostro paté: potete scegliere il colore che più vi piace, o giocare con diverse gradazioni ma ricordatevi che - com'è ovvio - più barbabietola aggiungerete, più il suo sapore diventerà persistente! Distribuite la pasta su dei crostini e guarnite con tre grani di pepe rosa, che ne arricchirà l'aspetto e renderà al contempo più pungente il gusto.
E poiché non resisto ad abbinare i miei esperimenti in cucina con foto strane che si trovano nel mio computer, vi lascio con un particolare di Costa San Giorgio, strada ripidissima nel centro di Firenze: avete mai visto un intonaco tanto... Barbie?

La mia Fiorentina (del cavolo)!

In questi giorni la mia ricerca di piatti colorati si è resa quasi frenetica: la voglia di primavera si fa pressante, ma da giorni i nuvoloni grigi che incombono sulla città rovesciano a tratti una pioggerellina fitta che si posa sulle cose, rendendole tristi.
Ecco come è nata questa crema blu-viola, che ha prima inquietato e poi sorpreso i commensali, che ne hanno visto un riferimento alla squadra calcistica di Firenze. Ebbene: pur conoscendo a malapena il gioco (pensavo che bastasse inseguire la palla e ogni tanto urlare "goal", ma mi hanno spiegato che la faccenda è un po' più complicata di così...) ho accolto l'analogia cromatica, adottandola nel titolo. Titolo che coinvolge anche il piatto più famoso di questa città: una bistecca al sangue di mucca Chianina alta fino a dieci centimetri che io non apprezzo (ai lettori carnivori prego notare come sono stata delicata nell'esprimere la mia disapprovazione nei confronti di questa pietanza), essendo vegetariana. D'ora in poi, a chi mi proporrà di "andare a mangiare una bella Fiorentina", potrò rispondere che, sì volentieri, a patto che la cucini io!

Ingredienti (per 3 persone):
300 g di penne rigate
1 piccola cipolla bianca
100 g di cavolo cappuccio viola
30 g di Grana Padano, grattugiato
sale, pepe

Procedimento:
mentre aspettate che l'acqua in cui cuocerete la pasta arrivi a bollore, tritate finemente la cipolla e fatela stufare per 3-4 minuti in una pentola con un bicchiere di acqua; nel frattempo tritate il cavolo lasciandone da parte qualche pezzetto, per decorare il piatto. Adesso viene il momento più divertente della ricetta: aggiungete il trito di cavolo, che sarà di un bel rosa-violetto, alla cipolla, e... magia! Tutto si colorerà di blu!
Una volta esauriti i gridolini di entusiasmo, salate, pepate e  lasciate stufare per 5 minuti. Cuocete la pasta e scolatela al dente, unitela al sugo, mantecate con il formaggio ed impiattate decorando con striscioline di cavolo crudo, tagliate sottilissime.
Viola alé!

PATE' DI PISELLI ALLA MENTA

Strega, strega... comanda color: VERDE!
In questi giorni sento il desiderio, ancora più accentuato del solito, di mangiare cibi colorati: sarà colpa del grigio persistente di questo cielo invernale che la mia ricerca di verdure pigmentate si è intensificata...
La ricetta che vi propongo è una crema spalmabile da abbinare con pane abbrustolito o cracker con pasta madre, ma che i più classicisti potranno utilizzare come condimento per la pasta.

Ingredienti:
200g di piselli secchi spezzati
4-5 foglie di spinaci freschi
1 pizzico di menta essiccata
1/2 spicchio di aglio
sale, pepe, olio extravergine di oliva

Procedimento:
Cuocete i piselli a fuoco bassissimo in una pentola coperti dal doppio del loro volume in acqua, per mezz’ora da quando inizia il bollore. Fateli raffreddare e metteteli nel boccale del frullatore con l’aglio, le foglie di spinaci, 2 cucchiai di olio e un pizzico di menta; salate e pepate a piacere e frullate finché il paté non sarà di consistenza omogenea e di un bel colore verde acceso. Servite su crostini di pane conditi con un filo d’olio.

TORRETTE DI CECINA

Oggi ho appreso l’esito dell’esame di stato per l'abilitazione alla professione di Architetto: passata! Per festeggiarmi ho architettato (passatemela, vi prego!) un’insolita cecina...
Ingredienti (per 1 persona):
150 g di farina di ceci
2 cucchiai di succo di barbabietola
olio, sale, pepe a piacere

Procedimento:
Mentre scaldate a fuoco basso una padella antiaderente di 15 cm di diametro, miscelate la farina di ceci con acqua quanto basta a rendere la pastella liquida, ma piuttosto viscosa (deve scendere lentamente dal cucchiaio): se riuscirete a renderla della consistenza giusta non avrete bisogno di utilizzare olio per la cottura! Salate e dividete la pastella in due ciotoline, aggiungendo ad una il succo di barbabietola e mescolando finché il colore non sarà omogeneo. Versate l’impasto giallo nella padella e lasciate cuocere a fiamma bassissima per 4 minuti, o finché la parte superiore della cecina non sarà rappresa; a questo punto potrete girarla con una spatola di legno, e si staccherà agevolmente dal fondo. Fate cuocere dall'altro lato per 2-3 minuti e ripetete l’operazione per l’impasto rosa. Sovrapponete i due dischetti di ceci così ottenuti su un piatto e tagliateli a metà. Poi sovrapponete di nuovo e tagliate ancora, ripetendo l'operazione n volte, finché non sarete soddisfatti; se il vostro frigo è più fornito del mio, potete rendere le vostre torri più sfiziose inserendo tra uno strato e l'altro una scaglia di Grana Padano e giocando in altezza. Essendo appena abilitata, oggi non ho voluto arrischiarmi nell'edificazione di un grattacielo, e mi sono accontentata di una... torretta!Condite con un filo d’olio evo e una macinata di pepe nero.
Buone costruzioni a tutti!
Durante la costruzione del piatto, con il sovrapporsi di mattoncini rosa alternati da un timido giallo, mi sono ricordata di una foto vicentina, scattata alla villa palladiana Capra detta "La Rotonda".

BIANCO e NERO

Questa volta ho ritrovato un'analogia cromatica riguardando vecchie foto perse nei meandri del mio computer; si tratta di una visita a Como sulle orme dell'architetto razionalista Terragni. Dopo il Novocomum, tappa obbligata era l'ex Casa del Fascio, adesso sede della Guardia di Finanza. Progettato nel 1932, l'edificio ostenta un sistema costruttivo con telaio in cemento armato, che si palesa nelle facciate tutte diverse rivestite in marmo bianco. L'interno gioca invece con rivestimenti in marmo nero: ed ecco che l'intradosso della scala riprende il rivestimento della zona dell'ingresso disorientando il visitatore, addomesticato ad apprezzare pavimenti scuri e soffitti bianchi, non viceversa!

Stesso contrasto cromatico si ritrova nel piatto, dove un candido risotto colloquia con una più rozza fagiolata nera.

Ingredienti (per 2 persone):
130 g di riso thai
1 bicchiere di latte di riso
lievito alimentare (o il più facilmente reperibile Grana) qb
100 g di fagioli neri
semi di papavero, per decorare

Procedimento:
Ammollate i fagioli per una notte e cuoceteli in pentola a pressione per 1 ora dal fischio; scolateli e conditeli con olio extravergine, sale ed una macinata di pepe nero. Cuocete il riso in pentola a pressione per 10 minuti con il doppio di volume in acqua salata poi, dopo aver abbassato la pressione sotto un getto d’acqua fredda, apritela e continuate la cottura con 1 bicchiere di latte di riso. Quando sarà cotto mantecate con il lievito (o con il Grana) ed impiattate con un coppapasta, disponendovi sopra i fagioli. Decorate con semi di papavero.

QUINOA SEMPLICE

Ingredienti (per 2 persone):
180 g di quinoa
curcuma
curry piccante
semi di papavero

Procedimento:
Come per un risotto, cuocete la quinoa in poca acqua salata o brodo vegetale continuando a mescolare, aggiungendo un mestolo di liquido bollente man mano che si asciuga. A cottura ultimata (15-17 minuti) mantecate con le spezie e guarnite con i semi di papavero.

Questa ricetta colorata ravviva le giornate invernali!
...e mi ricorda cromaticamente di un particolare colto a Verona:

Lo strano caso del cece che voleva essere dolce

A conclusione della cena, ecco un dolce che rinfresca la bocca e predispone alla chiacchiera… soprattutto dopo averne svelati gli ingredienti!
Ingredienti (per 2 budini):
2 arance bio non troppo aspre
8 cucchiai di farina di ceci
cannella in polvere q.b.
2 quadretti di una tavoletta di cioccolato fondente
1 cucchiaio di zucchero grezzo di canna
1 cucchiaio di acqua

Procedimento:
Lavate accuratamente le arance e pelatele con un pelapatate facendo attenzione ad asportare solo la parte arancione, scottatele in acqua bollente e scolatele; se ne avete voglia, potete caramellarle leggermente in un pentolino con acqua e zucchero. Spremete la polpa delle arance, filtratela con un colino dalle maglie sottili e mettetela in un pentolino con la farina di ceci, le scorzette d’arancia (tranne qualche scorzetta che servirà per decorare) una spolverata abbondante di cannella e portate a bollore mescolando continuamente. Fate cuocere per 5 minuti continuando a mescolare, finché non si sarà addensato. Sciogliete a bagnomaria i quadretti di cioccolato ed aggiungete circa 6 cucchiai del preparato per il budino.
A questo punto mettete metà del composto arancione in tre coppette (in mancanza di stampi per budini io ho usato dei vecchi bicchierini di yogurt) leggermente bagnate con acqua - procedimento che faciliterà l’operazione di impiattamento - procedete con il composto al cioccolato e finite con il restante composto arancione. Fate raffreddare completamente a temperatura ambiente, poi riponete in frigo per 1 ora; servite con una spolverata di cannella e le scorzette d’arancia tenute da parte.

POLPETTINE MORBIDE ALLE SPEZIE

Fagioli, cavolfiori, finocchi, daikon, insalate invernali, mele, pere, patate… troppo bianco in tavola in questi giorni! E’ giunto il momento di colorare un po’ il piatto.
Ingredienti (per circa 8 polpettine):
1 tazza di fagioli cannellini cotti, non conditi
1 manciata di fiocchi d’avena
spezie e semini colorati (qui curcuma, paprika dolce, semi di papavero, semi di sesamo)

Procedimento:
schiacciate con una forchetta i fagioli e aggiustateli di sale. Aggiungete una manciata di fiocchi d’avena, mescolate e lasciate riposare un’ora, così che l’avena assorba l’eccesso di umidità dei fagioli ed il composto si addensi un poco. Poi formate delle palline con le mani e rotolatele nelle spezie.

...Io le ho mangiate con le bacchette!

(SOR)RISOROSA

In questo periodo intenso la preparazione dei miei pasti si riduce sempre a pochi minuti… Ingredienti base, una pentola a pressione e… un po’ di colore! 
Ingredienti (per 1 porzione):
1 pugno di riso
1 piccola barbabietola
shoyu, olio evo

Procedimento:
Cuocete il riso nella pentola a pressione per 10 minuti e nel frattempo pelate la barbabietola e grattugiatela, cruda,  nel piatto; io ho usato le lame grandi in modo tale che le scaglie di barbabietola ottenute ricordassero dei chicchi di riso rosa. Appena il riso sarà cotto mescolate grossolanamente, così da ottenere varie tonalità di colore, dal bianco al fucsia. Condite con un filo d’olio e shoyu.

COLORS!

Ecco le verdure colorate che ho trovato al mercato dei bio-contadini in Union Square, a New York City! Imbattersi in questo mercato è stata una piacevolissima sorpresa, sia per il palato che per la vista. Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica, che però è servita a documentare la superinsalata!
Insalata viola:
Lavare 2 pere gialle, tagliarle in quarti e rimuovere il torsolo, poi tagliarle a fette sottili. Lavare 1/2 cavolo cappuccio viola, tagliarlo sottilissimo ed unirlo alle pere. Condire con olio evo e shoyu.
Insalata rossa:
Lavare 2 pomodori rossi, 2 pomodori gialli, 2 pomodori arancioni e tagliarli a pezzetti. Condire con olio extravergine di oliva e sale.
 
Insalata verde:
Lavare 1 piccolo cespo di lattuga verde ed 1 di lattuga rossa; poi mondare e pelare 1 cetriolo lungo verde scuro ed 1 ovale verde chiaro, tagliarli a rondelline e mescolarli all’insalata; condire con olio extravergine di oliva e shoyu.
Insalata arancione:
Lavare 2 carote arancioni, 2 carote gialle e 2 carote viola (l’interno è arancione con cuore giallo) e pelare le più coriacee; poi tagliare a rondelline ovali. Condire con olio extravergine di oliva e sale.
Innamorata del vero sapore delle cose non riesco ad appassionarmi a ricette troppo elaborate: per me il massimo della bontà sta in un’insalata di verdure appena colte nell’orto, più varia possibile. Immaginatevi il mio stupore nel trovare un mercato contadino in piena New York! I colori e le forme di quella frutta e di quelle verdure erano per me inusuali e quanto mai invitanti, tanto che sono tornata a casa carica come un mulo di zucchine verdi e gialle, carote arancioni, viola, gialle, insalate verdi e rosse, rape rosa e bianche, cetrioli di varie forme, patate viola (le famose patate dolci americane), mele e pere di vario genere ed un meraviglioso succo di mela…

PANDOLCE MARMORIZZATO

Quando il papà compie gli anni, ma ama i dolci solo se li si possono inzuppare in una tazza di caffè americano, la mattina (e detesta ogni tipo di frutta cotta); quando la mamma è allergica a quasi tutte le spezie, oltre che al cacao, ma vorrebbe partecipare all’assaggio; quando la figlia ama le sfide in cucina, e non si arrende ai primi orrendi risultati: ecco cosa salta fuori!
Ingredienti:
500 g di farina 00
5 cucchiai di zucchero di canna non raffinato
2 bustine di lievito (cremortartaro + bicarbonato)
5 cucchiai di olio evo
1 manciata abbondante di uvetta
1 manciata abbondante di pinoli
1 manciata abbondante di noci sgusciate e tritate
1 manciata abbondante di nocciole sgusciate e tritate
1 pizzico di peperoncino
5 cucchiai di farina di carruba
acqua tiepida qb

Procedimento:
Dopo aver acceso il forno a gas impostando la temperatura a 210 °C, Ho unito in una ciotola – con un po’ d'ansia da prestazione – la farina e lo zucchero, aggiungendo un pizzico di peperoncino (mi piace che le torte secche abbiano un retrogusto piccante che disorienti l’assaggiatore), l’uvetta e la frutta a guscio tritata a coltello. Poi ho aggiunto l’olio ed ho “pizzicato” l’impasto con le dita, fino ad ottenere un composto farinoso ma compattabile.
A questo punto ho aggiunto il lievito e l’acqua tiepida, versandola a filo e mescolando continuamente. Chi avrà un frigo più rifornito potrà aggiungere del latte, ma non saprei indicarne le quantità: io ho aggiunto acqua finché non si è formata una pastella viscosa, ma abbastanza liquida perché ricadesse nella ciotola quando alzavo il cucchiaio di legno. Dopo di che ho versato un po’ meno della metà della pastella in un’altra ciotola, alla quale ho aggiunto 5 cucchiai di farina di carruba e altra acqua tiepida finché la consistenza non è tornata viscosa come prima (la farina di carruba assorbe moltissima umidità ed il composto si era addensato molto). Poi ho composto gli strati del dolce in una teglia da pane oliata e infarinata, alternando due mestoli di pastella chiara a due di quella scura, aggiungendo la nuova pastella partendo sempre dal centro.
Col cuore in gola ho infornato a 210 °C in un forno a gas dell’anteguerra (la prima!), sperando che riuscisse a lievitare. Ho passato praticamente tutto il tempo di cottura sbirciando dentro al forno per vedere cosa sarebbe successo ed ho deciso di abbassare a 180 °C dopo 20 minuti, poi a 140 °C dopo altri 20 minuti, per gli ultimi 10. Dopo 50 minuti di cottura ho fatto la prova stecchino, che è risultato pulito: perciò ho sfornato il pandolce, l’ho tolto dalla teglia e l’ho rimesso nel forno caldo con lo sportello aperto a raffreddare. 
Lo abbiamo assaggiato al sole autunnale accompagnato da un po’ di vinsanto, con sopra della marmellata di fichi, dopo una passeggiata.
Eccolo qui sopra. 
Ed ecco la passeggiata:
Avevo molto timore che non lievitasse, che avesse un sapore banale, che la carruba non bastasse a rendere interessante il pane, che venisse secco… insomma: non avevo molta fiducia in questa ricetta, inventata sul momento e sfornata poco dopo. Ma mi sono dovuta ricredere!

CREME D'AUTUNNO

L’autunno ha sempre scaturito in me sentimenti contrastanti: le giornate che si accorciano e la punta del naso gelata nell’aria del mattino mi fanno rimpiangere le sere tiepide di settembre, ma il malumore sparisce non appena scorgo i colori dei boschi autunnali in una giornata limpida. La ricetta che vi propongo è un omaggio a questa stagione, quando il viale nevica di foglie secche ed i passi scricchiolano su quelle cadute…
Ingredienti (per 2 coppette):
2 piccole patate
1 pezzetto di radice di ginger (circa 20 g)
1 barbabietola di media grandezza
2 carote
6 cucchiai di latte
sale qb
semi di girasole, per guarnire

Procedimento:
Bollite separatamente carote, patate e barbabietola finché le verdure non saranno tenere, poi schiacciatele con una forchetta in tre diverse terrine; grattugiate il ginger in quella con le patate e amalgamate bene. Aggiungete ad ognuna delle creme due cucchiai di latte ed un pizzico di sale e "montatele" con una frusta. Disponete a strati in una coppetta trasparente iniziando dalle carote, proseguendo con le patate e finendo con la barbabietola, guarnendo a piacere con semi di girasole. L’autunno è servito!

Potevo non ricordarmi di un pomeriggio caldo sul finire dell'estate sulla costa ligure?

MARI'STRUDEL

Nella vita sono una persona molto precisa e ordinata, forse troppo. Quando si tratta di cucinare però lascio che le ricette si costruiscano da sole, aggiungendo dosi non quantificate di questo e quello, con una spolverata di quell’altro… Mi scuserete quindi se le dosi delle mie ricette (inventate o rivisitazione leggera di ricette tradizionali, come in questo caso) sono sempre approssimative.
Questa è la versione mini che ho mangiato a colazione. La versione “formato classico” non ha fatto in tempo ad essere fotografata perché dopo essere stata glassata (a questa versione non ho aggiunto glassa) è dovuta essere trasportata di urgenza ad una cena alla quale ero stata invitata ed a cui ero in ritardo!

Ingredienti per l’impasto:
farina
acqua
olio extravergine di oliva
2 pizzichi di cannella

Ingredienti per il ripieno:
mele (per uno strudel di medie dimensioni ed uno formato mignon ne ho usate 5)
2 pugni di uvetta
1 pugno di pinoli
2 pizzichi di cannella

Ingredienti per la glassa:
8 cucchiai ca. di acqua
5 cucchiai ca. di zucchero integrale di canna
1 pizzico di cannella

Procedimento per lo strudel:
L’impasto è quello della “pasta matta”: si mescolano farina, acqua e un po’ di olio (un cucchiaio ogni 200 grammi di farina, circa) fino a che non si ottiene una consistenza morbida ed elastica, molto simile a quella della pasta per il pane. Non deve appiccicare né essere troppo secco, e non deve essere unto. Io ho usato l’olio d'oliva perché avevo a disposizione quello, ma credo che vada bene qualsiasi tipo di olio (il sapore non si sentirà una volta cotto, e sarà un impasto leggero e friabile). Fatta una pallina l’ho fatta riposare mentre cuocevo le mele sbucciate e tagliate a pezzetti  in un pentolino senza acqua (si sono cotte nel succo di se stesse, che viene rilasciato nei primi minuti di cottura a fiamma bassa). Una volta morbide le ho messe in una terrina dove ho aggiunto l’uvetta, i pinoli e la cannella. Lo zucchero non è necessario, perché le mele, l’uvetta e la cannella sono già dolci! Poi ho steso l’impasto, ci ho adagiato sopra il ripieno ed infine arrotolato tutto e bucherellato la superficie con una forchetta (non fate come me che ci ho messo troppa foga, generando dei crateri) per fare in modo che il vapore delle mele potesse uscire. Infornato per 45 min a 180° gradi ne fatto raffreddare nel forno con lo sportello aperto. 

Procedimento per la glassa:
Poiché lo strudel grande non era esteticamente bellissimo e forse poco dolce per persone non abituate a dolci naturali, ho deciso di camuffare la superficie con una glassa di zucchero integrale di canna e cannella. Questa glassa è molto scura: perfetta per coprire “inestetismi”! Inoltre ha un sapore dolce ma non troppo, e non copre il sapore delle mele. Per farla ho messo 5 cucchiai di zucchero, un pizzico di cannella e 7-8 cucchiai di acqua (ovviamente le misure me le sto inventando, non mi ricordo assolutamente le quantità, ma sulle proporzioni dovremmo esserci…) ed ho cotto in un pentolino girando continuamente finché non si è formato un composto denso e appiccicoso. Questa glassa è più difficile da fare di quella con lo zucchero bianco perché non si capisce bene quando inizia ad imbrunire, quindi dovrete assaggiarla spesso per evitare che si bruci acquistando un saporaccio amaro. Però vi assicuro, se viene bene è mooolto più buona!

Il Maristrudel-formato-colazione l’ho invece lasciato al naturale e mangiato su un letto di yogurt.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...